Con Follie di Joker presento il primo capitolo di ACTVS PRIMVS, un progetto musicale e performativo nel quale intreccio i sei sax, il canto, la produzione pop ed elettronica, la danza, la drammaturgia e l’immaginario cinematografico. Il sassofono è nato per unire mondi diversi e ho voluto ripartire proprio da questa sua natura: anziché utilizzarlo come un elemento aggiunto alla produzione o come un richiamo alla mia formazione jazzistica, renderlo il centro sonoro e visivo attorno al quale realizzare tutto il progetto. Ho chiamato questo linguaggio “Dramatic Pop” perché la componente drammatica non riguarda soltanto l’atmosfera dei brani, ma il modo stesso in cui vengono concepiti. Musica, voce, personaggi, movimento e immagini nascono insieme: ogni canzone prende forma come una scena, con un proprio ruolo all’interno di un racconto destinato a svilupparsi nel tempo.
ACTVS PRIMVS segue una struttura suddivisa in atti, saghe e capitoli. Ogni brano prosegue la storia attraverso nuove ambientazioni, coreografie e un’identità visiva ben precisa. Per me la musica non deve limitarsi ad accompagnare ciò che accade nel video: deve generare le scene, determinare i movimenti e guidare lo sviluppo del racconto. Per questo lavoro contemporaneamente sul suono e sulle immagini, affinché ogni elemento nasca dalla stessa idea.
Follie di Joker apre questo percorso perché contiene il conflitto dal quale prende vita l’intero progetto. Nel videoclip interpreto il Joker, mentre Nicole Vinci veste i panni di Harley Quinn. Non volevo riproporre il personaggio soltanto come simbolo di follia, violenza o caos, né utilizzarlo come un semplice riferimento cinematografico. Per me il Joker rappresenta la parte più complessa e ferita di noi, quella che tendiamo a nascondere perché temiamo che possa renderci vulnerabili agli occhi degli altri. Nel testo tornano continuamente domande come “Come stai?”, “Cosa fai?”, “Dove vai?” e “Sei nei guai?”. Sono domande che ascoltiamo ogni giorno, ma alle quali spesso rispondiamo in maniera automatica, anche quando dentro di noi sta accadendo qualcosa di completamente diverso. Il Joker diventa allora l’alter ego al quale affidare ciò che non riusciamo a dire apertamente: la paura di fallire, il senso di inadeguatezza, la rabbia, le fragilità e tutti quei pensieri che cerchiamo di tenere lontani per continuare a mostrare una versione rassicurante di noi stessi.
Ho lavorato per mesi alle coreografie e alla costruzione dello show insieme a Daniele Ingrassia, perché ogni movimento avesse un significato preciso e contribuisse alla narrazione. Anche i visual, le luci, la direzione musicale e il rapporto tra i personaggi sono stati costruiti come parti dello stesso racconto. Non volevo inserire una coreografia semplicemente per rendere il videoclip più spettacolare; volevo che il corpo riuscisse a raccontare ciò che le parole e la musica, da sole, non avrebbero potuto restituire nello stesso modo. Nel sax il suono nasce dal respiro e passa inevitabilmente attraverso il corpo. Ecco, ho cercato di portare questa dimensione fisica anche nella performance, senza restare fermo dietro lo strumento, ma muovendomi all’interno della scena, cantando, suonando e interagendo con il corpo di ballo. I sei sax diventano così differenti voci e differenti presenze, ciascuna con un timbro, un’estensione e un ruolo specifici. Il momento conclusivo del video racchiude il significato più profondo del brano: il Joker non viene sconfitto, allontanato o cancellato, ma riconosciuto e abbracciato. È il punto in cui il protagonista smette di combattere contro una parte di sé e comprende che può accoglierla senza lasciarsi distruggere.
Follie di Joker nasce da questa scelta e anche dal desiderio di riprendere la parola “folle”, che negli anni mi è stata rivolta per ridimensionare la dedizione con cui ho costruito il mio percorso, e restituirle un significato nuovo. Per me non indica la perdita di controllo, ma il coraggio di credere in qualcosa anche quando gli altri non riescono ancora a vederlo. È da questo incontro tra parti differenti, nella musica come nell’identità, che comincia il viaggio di ACTVS PRIMVS.
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