NAPOLI – Braccianti, fino a 70-80 al giorno, reclutati in strada e trasportati nei campi con furgoni fatiscenti. Erano costretti a subire condizioni lavorative estenuanti, senza alcun contratto di assunzione, impiegati nella raccolta di ortaggi per circa 12-14 ore continuative al giorno, con paghe a cottimo che si aggiravano tra gli 80 centesimi e 1,50 euro a cassetta, oppure a tempo, percependo 3 o 4 euro all’ora. La paga massima giornaliera era di 30 euro per i nuovi lavoratori e 50 euro per quelli impiegati da più tempo. I braccianti lavoravano anche sette giorni su sette, senza possibilità di assentarsi in caso di malattia o di comunicare al telefono, spesso in condizioni atmosferiche avverse (sotto la pioggia o al caldo, in violazione dell’ordinanza della Regione Campania che, in estate, vieta il lavoro nelle ore più calde del giorno). È quanto ha svelato un’indagine coordinata dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, i cui dettagli sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa.
I REATI
Sono otto le persone indagate nel casertano per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (caporalato), per aver reclutato o impiegato manodopera clandestina composta da lavoratori extracomunitari privi del permesso di soggiorno. Questa mattina, i carabinieri del nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a carico di tre soggetti e l’obbligo di dimora per un quarto individuo. Notificati avvisi di conclusione delle indagini preliminari a carico di altre quattro persone.
LE INDAGINI
Le indagini sono state condotte, per oltre due anni, tra Villa Literno e Mondragone, dove i braccianti avrebbero lavorato in violazione di tutte le normative sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. In particolare, le attività nei campi agricoli erano sottoposte al costante controllo dei “caporali”, che prospettavano un “licenziamento” a quei braccianti che non fossero scappati in occasione dei controlli delle forze dell’ordine, oppure in caso di scarsa resa lavorativa o di malattia. Le vittime operavano in assenza di visita medica preventiva (sorveglianza sanitaria), dei necessari dispositivi di protezione individuale, di bagni chimici, punti ristoro, in condizioni che la procura definisce “indegne” per l’igiene. Le indagini hanno rivelato una forma illegale di reclutamento e organizzazione della manodopera, gestita in spregio alle norme giuslavoristiche ed antinfortunistiche, e sfruttando lo stato di bisogno di questi lavoratori, tutti caratterizzati da debolezze socio-economiche, dovendo provvedere anche al sostentamento dei familiari nei paesi di origine.
L’attività investigativa è stata realizzata sia mediante i tradizionali metodi di osservazione, controllo e pedinamento dei soggetti interessati (sopralluoghi nei campi agricoli, riprese fotografiche e video, anche con droni), che tramite indagini tecniche. I braccianti che hanno reso dichiarazioni utili alle indagini sono stato collocati in località protette e sono state loro fornite prospettive concrete di protezione e di inserimento socio-lavorativo.
Durante le indagini sono stati eseguiti controlli e ispezioni con il contributo dell’Ispettorato territoriale del Lavoro di Caserta e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), grazie al progetto A.L.T Caporalato T.R.E., finanziato da parte del Fondo FAMI 2021-2027, che ha come obiettivo quello di tutelare i lavoratori migranti vulnerabili.