AI e sviluppo software: più efficienza per le PMI, ma junior senza percorso di crescita

2026/08/20

Categories: technology

L’analisi di Buildo rivela guadagni di produttività fino al 70%, mentre lo studio di Stanford segnala un calo del 20% nell’occupazione degli sviluppatori under 25

AI sovereignty software - sviluppo software pexels

Nelle aziende l’introduzione sistematica di strumenti AI nello sviluppo software produce incrementi di efficienza che variano tra il 25% e il 70% a seconda della natura delle attività: le operazioni più meccaniche e ripetitive toccano il limite superiore, mentre lo sviluppo di nuove funzionalità – dove la progettazione tecnica resta non automatizzabile – si attesta intorno al 25%.
Questo è il risultato di un’analisi della tech boutique italiana Buildo – 5 milioni di fatturato nel 2025 – che ha monitorato svariati progetti di sviluppo software in aziende italiane nel primo quadrimestre del 2026.

Il dato osservato oggi è però solo il punto di partenza: proseguendo lungo la traiettoria attuale, Buildo stima che entro la fine del 2026 la crescita complessiva della produttività nello sviluppo software possa raggiungere il 100-200%.

Il primo effetto è un’opportunità per le imprese: il costo del software su misura si riduce in misura significativa, rendendo accessibile anche alle PMI italiane – che rappresentano oltre il 90% delle imprese e delle quali solo il 19% adotta tecnologie avanzate in modo strutturale – soluzioni fino a ieri fuori portata.

Il secondo effetto va nella direzione opposta: lo stesso cambiamento sta interrompendo i percorsi di ingresso nel mercato del lavoro tech. Uno studio dell’Università di Stanford documenta un calo del 20% nell’occupazione degli sviluppatori tra 22 e 25 anni rispetto al picco di fine 2022. I compiti operativi più semplici – quelli che un tempo venivano affidati ai profili junior come primo passo di un percorso di apprendimento – sono oggi gestiti dall’AI.
Il risultato è un mercato del lavoro in cui le aziende cercano fin da subito competenze senior, ma senza che esista più il percorso attraverso cui quelle skills si costruivano.

Il lato dell’opportunità: le PMI possono accedere al software su misura

Fino a qualche mese fa, realizzare un’applicazione su misura per un processo interno aziendale costava a una PMI italiana da qualche decina a qualche centinaio di migliaia di euro – un investimento fuori portata per la maggior parte delle realtà del tessuto produttivo nazionale. La riduzione dei costi stimata da Buildo può colmare parte di questo divario, riducendo anche la dipendenza da fornitori terzi e dalle soluzioni standardizzate pensate per il mercato internazionale.

Il segnale è leggibile anche sui mercati finanziari: a febbraio 2026, diversi titoli di produttori di software in abbonamento hanno registrato forti cali in borsa, interpretati dagli analisti come attesa il segnale di un’imminente migrazione verso soluzioni più personalizzate e meno costose.

Il lato critico: chi entra oggi nel mercato del lavoro tech non trova un percorso

L’AI gestisce con efficacia crescente la componente operativa dello sviluppo, lasciando ai professionisti la parte progettuale e architetturale, che richiede esperienza consolidata. In passato, i profili junior imparavano scrivendo codice, commettendo errori e confrontandosi con i senior. Oggi quella fase formativa è compressa o eliminata – il che non solo riduce le opportunità di ingresso, ma chiude il percorso attraverso cui si costruisce l’esperienza necessaria per diventare sviluppatori esperti.

Il termine “Agentic Engineer” – chi coordina sistemi di agenti AI invece di scrivere codice direttamente – descrive la nuova figura professionale richiesta, ma presuppone già l’esperienza che i profili junior non possono più acquisire tramite i percorsi tradizionali.

«È come se in una cucina di un ristorante fossero stati introdotti aiuto cuochi automatici. Gli chef esperti sono in grado di gestirli. Ma chi inizia ora un percorso per diventare chef non ha più occasione di imparare i fondamentali», spiega Luca Cioria, Managing Partner di Buildo.

Le conseguenze sistemiche: sicurezza e rischio di stagnazione tecnologica

A questi due effetti se ne aggiungono altri due, più strutturali. Sul fronte della sicurezza informatica, la produzione massiva di codice generato da AI introduce rischi concreti: secondo un report di Veracode del 2025, il 45% del codice generato da modelli AI contiene vulnerabilità, con un tasso di falle specifiche 2,74 volte superiore rispetto al codice scritto da sviluppatori umani. OWASP ha già pubblicato una lista specifica delle principali vulnerabilità dei sistemi basati su agenti AI.

Sul fronte dell’innovazione tecnologica, se i sistemi AI imparano a usare le tecnologie esistenti e queste funzionano, l’incentivo a svilupparne di nuove si riduce. Con meno sviluppatori alle prese con la pratica quotidiana del codice, il motore che storicamente spingeva l’evoluzione degli strumenti potrebbe rallentare.

«Nel nostro settore forse ce ne stiamo accorgendo prima di altri. L’AI abbassa le barriere di accesso al software su misura, e questo è un’opportunità concreta per le PMI italiane. Ma lo stesso cambiamento sta interrompendo i percorsi di formazione professionale per chi entra oggi nel mercato, e sta aumentando il rischio per le aziende che producono codice senza presidi adeguati di sicurezza. Sono facce dello stesso fenomeno, ed è utile leggerle insieme», dichiara Luca Cioria, Managing Partner di Buildo.

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