Aggressione nel bagno dell’Enaip, sequestrato dai professori il cellulare della vittima: lo studente è traumatizzato

2026/09/21

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CONSELVE (PADOVA) - Un’aggressione violenta tra le mura scolastiche, le grida d’aiuto e quel telefono cellulare sequestrato dai professori un’ora dopo i fatti. È un quadro complesso quello che sta emergendo dall’Enaip di Conselve, dove giovedì mattina un minorenne è stato brutalmente picchiato da un compagno di classe. Pestaggio finito in un video ripreso da un altro ragazzino presente e poi diventato virale in aula. 
Una vicenda rimasta nel silenzio dell'istituto fino a quando quel video ha iniziato a circolare nelle chat di whatsApp. A rompere il muro di omertà è la stat la sorella maggiore della vittima, che alla vigilia del ritorno in classe (oggi il ragazzo si presenterà regolarmente a scuola) lancia accuse pesantissime sulla gestione del post-aggressione. 

«SERVE PUNIZIONE ESEMPLARE»

«La cosa più sconcertante e inaccettabile – denuncia la ragazza – è che un’insegnante è sopraggiunta sul luogo durante l’accaduto, ma ha palesemente fatto finta di niente, ignorando la richiesta d’aiuto di mio fratello e omettendo il proprio dovere di vigilanza» la sua versione, che è poi quella della vittima, che da giovedì pomeriggio esce a fatica dalla sua stanza.
Ma il dettaglio più controverso riguarda i minuti immediatamente successivi al pestaggio. Il ragazzo, ferito e sotto shock, non avrebbe avuto modo di contattare i familiari durante la ricreazione perchè un’ora dopo l’aggressione sul cellulare di suo padre arriva il seguente messaggio dalla scuola: «Suo figlio ha utilizzato il cellulare durante l’orario scolastico ed è attualmente trattenuto in ufficio tutor. Chiediamo alla famiglia di passare in ufficio per il ritiro». La famiglia poi arriverà, ma per raccogliere la versione dei docenti e poi andare dai carabinieri. 

Non è quindi chiaro se il telefono sia stato sequestrato al ragazzo prima o dopo l’aggressione e se in qualche modo la confisca sia legata ai fatti. Stando agli orari (10:50 l’aggressione, 11:58 il messaggio al padre, non è da escludere). 
Una mossa formalmente giustificata dal regolamento, ma che nei fatti potrebbe aver isolato il minore. La famiglia è stata infatti contattata solo per il ritiro dell'apparecchio, senza che venisse fatta alcuna menzione delle violenze subite dal giovane. I parenti sono stati messi a conoscenza del pestaggio soltanto il giorno successivo intorno alle ore 12, quando ormai le immagini del raid erano di pubblico dominio tra gli studenti.

IL RIENTRO

Oggi il giovane si trova in uno stato di profondo trauma, paralizzato dal terrore di ritorsioni in un ambiente descritto dalla famiglia come dominato da un «clima di totale impunità». Alle accuse di omissione si aggiunge poi quella che i familiari definiscono una vera e propria beffa, perché la proposta avanzata dalla dirigenza scolastica è quella di trasferire la vittima nella sede di Piove di Sacco per risolvere il problema: «Trovo vergognoso che a pagare debba essere la vittima – conclude la sorella – allontanata da scuola, mentre gli aggressori e il personale negligente rimangono al loro posto».

Sulla vicenda si attende ora che la direzione dell'istituto e le autorità competenti facciano chiarezza sulle precise responsabilità di chi doveva vigilare e non l’ha fatto.
La scuola ha scelto il silenzio, anche perché tutti i protagonisti sono minorenni, ma assicurano di essersi attivati subito e di aver iniziato le opportune verifiche, che sono ancora in corso, sentendo anche i genitori del ragazzo e coinvolgendo le famiglie.

REAZIONI

«Siamo tutti nella stessa barca e credo che dovremmo remare insieme nella stessa direzione» ha commentato ieri Umberto Perilli, sindaco di Conselve, presente alla festa del Volontariato e Solidarietà. Il primo cittadino ha invitato il mondo associativo, ma anche quello istituzionale, di concerto con le famiglie, a lavorare sul tema in uno spirito collaborativo. 
«Sono tanti i progetti che stiamo portando avanti come Comune, ma anche in collaborazione col terzo settore verso i giovani e in particolare quelli fragili: penso all’educatore che va a casa di questi ragazzi e quindi ha modo anche di interloquire con la famiglia», ha aggiunge l'assessora al sociale Susanna Lazzarin.

L’ESPERTO

«A Conselve si fa molto per i giovani: ci sono innumerevoli proposte per loro, dal patronato, a varie proposte di volontariato, il progetto "ci sto a fare fatica" e tutte aiutano a incontrare giovani e azioni concrete» sottolinea Emanuele Drago, educatore professionale che lavora da anni in città. «Il problema sta nell’ aggancio di ragazzi e famiglie difficili, la sfida sta qua. Molto ragazzi sono invisibili, non si sa dove sono, cosa fanno perché la loro vita è in camera col telefono e se escono si ritrovano in gruppo senza qualcosa di strutturato ed emerge noia. Mentre le loro famiglie spesso non sanno cosa fanno i figli e danno tutto per scontato. Altre non li fanno uscire per paura, altre invece che non chiedono ai figli com'è andata la giornata. Serve intercettare le famiglie fragili».

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