Affitti impazziti a Venezia centro: artigiani in fuga. La denuncia di Confartigianato

2026/09/02

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VENEZIA - Aumenti record dei canoni d'affitto, anche del 30, 40%, in un mercato immobiliare sempre più «drogato dal turismo», che sta contribuendo all'espulsione degli artigiani dal centro storico. Lo denuncia il segretario di Confartigianato Venezia, Matteo Masat. «L'impatto sul tessuto cittadino è mostruoso. Il caro affitti spinge alla chiusura le attività artigiane che, inevitabilmente, vengono sostituite da quelle legate al turismo di massa. Succede da decenni. É un trend che va assolutamente cambiato. Bisogna intervenire con regolamenti speciali». Occasione per lo sfogo-appello è il recente caso della gelateria "Millevoglie" di Tarcisio Carolo che, a fine mese, chiuderà la sua prima, storica sede di San Rocco, a causa di un rinnovo-rincaro del 30% che avrebbe portato l'affitto a 11mila euro per 56 metri quadri. Insostenibile pure per un'attività che vive anche di turismo.

Affitti record per i negozi a Venezia

Quotazioni impazzite, ma che non stupiscono affatto le associazioni di categoria. Già un mese fa, dopo lo sfratto annunciato di un altro artigiano, "Il signor Bloom", bottega di oggetti in legno a San Barnaba, la Cna aveva puntato il dito sul caro affitti, a cui sta dedicando un approfondimento con lo Iuav. Ora Confartigiano, forte della casistica dei suoi numerosi iscritti, rilancia il tema denunciando la concorrenza della rendita turistica. «La vera questione è la crescente distanza tra l'affitto che un'impresa artigiana può economicamente sostenere e il valore che lo stesso immobile può esprimere se destinato ad attività commerciali legate ai grandi flussi turistici» spiega Masat. Stando agli ultimi dati raccolti dall'associazione di San Lio, più di 2 artigiani veneziani su 3 lavorano in immobili in affitto, circa 700 imprese, con canoni superiori del 40-67% rispetto alla terraferma, che per alcune attività rappresentano fino al 60% dei costi fissi dell'impresa. Un quadro aggravato dagli ultimi rincari. «Oggi il mercato conferma una situazione estremamente differenziata» aggiunge Masat, riferendo di canoni che vanno dai 10-20 euro al metro quadrato al mese, per laboratori o magazzini in zone interne, ai 50, 100 euro e più, per quelli nelle direttrici più frequentate


Cosa dicono gli artigiani

«È questa forbice il vero problema per l'artigianato - sottolinea - Un falegname, un restauratore, un impiantista, un fabbro o un artigiano artistico utilizza lo spazio per lavorare, custodire materiali e attrezzature, produrre. Ha bisogno di superfici che difficilmente possono generare la stessa redditività per metro quadrato di un'attività commerciale fortemente orientata al turismo». E il problema emerge soprattutto quando scade un vecchio contratto o cessa un'impresa. «Un laboratorio che per anni è rimasto economicamente sostenibile grazie a un canone consolidato viene rimesso sul mercato a valori completamente diversi. A quel punto può diventare impossibile il subentro di un giovane artigiano e quello spazio rischia di uscire definitivamente dal circuito produttivo». Imprese che non nascono in una città che in cinquant'anni ha più che dimezzato e sue imprese artigiane: era 2.207 nel 1976, 986 nel 2025, il 65% in meno. «Naturalmente sarebbe sbagliato attribuire questa contrazione esclusivamente agli affitti - precisa Masat - Pesano lo spopolamento, la logistica, il ricambio generazionale, la riduzione della domanda residente e l'aumento generale dei costi. Ma il costo degli immobili moltiplica tutte queste difficoltà». Ed ecco l'appello a non lasciare che sia «solo la rendita immobiliare a decidere quali attività possono rimanere. La selezione sarà inevitabile. Ma a perdere non saranno soltanto gli artigiani. Perderà Venezia, perché una città nella quale non è più possibile lavorare e produrre rischia progressivamente di trasformarsi in un luogo nel quale è possibile soltanto consumare».
 

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