Non uno scalo concorrente, ma complementare e capace di intercettare nuovi flussi da Basilicata e Calabria. Di fronte all’ipotesi di un’apertura ai voli civili dell’aeroporto “Arlotta” di Taranto-Grottaglie — riaccesa dalle recenti dichiarazioni del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, su possibili collegamenti con Roma e Milano — la comunità scientifica ed economica offre un’analisi rigorosa basata sui numeri. A fare il punto è Stefano Cervellera, docente di Statistica presso l’Università degli Studi di Bari, autore di uno studio di fattibilità strategica sullo scalo ionico. L’analisi del docente e responsabile dell'Ufficio Statistica del Comune di Taranto si inserisce in un quadro macroeconomico caratterizzato da una ripresa imponente dell’aviazione civile: il traffico aereo europeo ha superato i livelli pre-pandemia del 2019, toccando la stima di 10,4 milioni di voli commerciali nel 2025 (rispetto ai 4,1 milioni del 2021, 6,2 milioni del 2022, 7,8 milioni del 2023 e 9,1 milioni del 2024).
«In questo scenario di iper-crescita — spiega il professor Cervellera — i principali hub internazionali e regionali vanno incontro a una saturazione fisiologica. Attivare scali secondari o “reliever” non rappresenta un azzardo, ma una scelta strategica e necessaria per canalizzare l'eccesso di domanda che altrimenti andrebbe dispersa a causa dei colli di bottiglia infrastrutturali». Un fenomeno di congestione che riguarda da vicino anche la rete aeroportuale pugliese. I dati ufficiali di Aeroporti di Puglia ed Enac registrano un trend esplosivo: oltre 7,1 milioni di passeggeri nei primi mesi del 2026, con un incremento del +10,9%. Le rotte verso la capitale e il capoluogo lombardo rappresentano il vero motore del traffico regionale. Sulla tratta per Roma Fiumicino si contano infatti 690.119 passeggeri in partenza da Bari e 495.422 da Brindisi. Per Milano (tra Linate e Malpensa), Bari registra 1.005.897 partenze, mentre Brindisi ne conta 649.820. Proprio su questi numeri si fonda la forte resistenza di chi sostiene che un terzo scalo possa sottrarre una fetta consistente di passeggeri e impoverire le rotte consolidate. Una preoccupazione che lo studio del professor Cervellera smentisce nettamente sul piano analitico.
«La concentrazione di questi numeri imponenti su un solo scalo a servizio di tutto il Salento e dell'Arco Ionico rischia di generare congestione e inefficienze. Grottaglie non nasce assolutamente per sottrarre utenti a Brindisi, ma per agire da “spoke complementare”, vale a dire una valvola di sfogo capace di assorbire la nuova domanda generata dal boom globale senza cannibalizzare i flussi e i voli storici brindisini. Parlare di concorrenza distruttiva tra i due scali è un errore prospettico». Secondo il docente dell'Ateneo barese, la vera forza strategica dell’Arlotta risiede nella sua naturale collocazione geografica, che ne fa l’hub dell’Arco Ionico. Sfruttando l'asse viario della Statale 106, il bacino primario dell’aeroporto abbraccia tre differenti regioni (Puglia, Basilicata e Calabria), intercettando un bacino di quasi un milione di persone che attualmente soffrono di un marcato isolamento nei collegamenti. Si parla di 570mila abitanti per la provincia di Taranto (a soli 15-25 minuti dallo scalo); 195mila nella provincia di Matera (a 50-60 minuti), attrattore culturale di livello mondiale; 110mila nella Costa Ionica Lucana (45-55 minuti) e 85mila nell'Alto Jonio Cosentino (70-90 minuti). A fare da volano economico per la sostenibilità dei voli di linea da Milano e Roma è la sinergia strategica con il Porto di Taranto attraverso l'integrazione del modello "Fly & Cruise".
«Le grandi compagnie crocieristiche necessitano di aeroporti limitrofi per i ricambi settimanali dei passeggeri. Collegamenti di linea regolari con la capitale e il Nord Italia consentirebbero ai tour operator di vendere pacchetti integrati volo-crociera, garantendo indici di riempimento degli aerei estremamente alti e destagionalizzati». A questo si aggiunge un patrimonio infrastrutturale già pronto: l'Arlotta vanta una pista di ben 3.200 metri capace di accogliere i giganti dell'aria, annullando i costi di costruzione lato volo. Già attivo per il settore cargo (con voli verso Istanbul) e indicato come Spazioporto, lo scalo integra il profilo industriale e passeggeri. «Condizione essenziale per il successo operativo — conclude Cervellera — è la creazione di un'alleanza territoriale che garantisca i servizi navetta dell'ultimo miglio verso Matera, le coste e i terminal portuali. In questo scenario, Grottaglie non è un doppione di Brindisi, ma il pezzo mancante del puzzle per l'affermazione del Mezzogiorno nei network internazionali».