Adottata dal Vietnam, a 49 anni scopre di avere un gemello: «Per tutta la vita mi ero chiesta a chi somigliassi»

2026/08/14

Categories: lifestyle

Per tutta la vita, Chantal Doecke si è chiesta a chi somigliasse. Non ha mai conosciuto i suoi genitori biologici e non ha mai avuto nessuna informazione su di loro. Sapeva soltanto di essere arrivata in Australia dal Vietnam nel 1975, durante l'Operazione Babylift, un'evacuazione di massa di bambini, alla fine della Guerra, dal Vietnam agli Stati Uniti e in altri Paesi, come l’Australia, la Francia e il Canada.

I genitori adottivi di Chantal avevano letto su un giornale australiano un annuncio che cercava famiglie disponibili ad accogliere i bambini evacuati alla fine del conflitto, e avevano deciso di adottarne uno. Quando è arrivata ad Adelaide, Chantal era così piccola da avere ancora il cordone ombelicale attaccato ed è stata trasportata, spiega al Guardian (che ha raccolto la sua storia), in una scatola di scarpe. Con lei c'era un foglio con su scritto il nome Le Thi Ha e una data di nascita. I genitori hanno capito che quelle informazioni non potevano essere corrette, ma nel caos delle evacuazioni non c'era modo di ricostruire la sua identità.

Con la sua nuova famiglia, ha trascorso un'infanzia felice. I genitori si sono separati quando aveva due anni, ma Chantal è cresciuta con una sorella maggiore, anche lei adottata, e tre fratelli che le volevano molto bene. Da bambina, le era stato detto che i suoi genitori biologici erano probabilmente morti e che, se fosse rimasta in Vietnam, non sarebbe sopravvissuta. Poi è arrivata l'adolescenza e il rapporto con la propria identità è diventato più difficile: Chantal racconta di essere stata bersaglio di insulti razzisti e di avere cercato di nascondere le proprie origini asiatiche. Si è tatuata molto e si è tinta i capelli.

Nel 1995, Chantal è diventata mamma: è nata Jade, la prima persona con cui aveva la certezza di condividere un legame biologico. La osservava per ore, cercando nel volto della figlia qualcosa di sé. Nel 2004 Chantal è partita per il Vietnam insieme alla madre. Per la prima volta si è ritrovata circondata da persone che avevano i suoi stessi tratti. Ha provato una sensazione nuova: quella di trovarsi, almeno fisicamente, in mezzo a persone che potevano «appartenerle». Anni dopo, ha partecipato a un incontro in Vietnam con altri ex bambini dell'Operazione Babylift. Ha avuto la possibilità di sottoporsi a un test genetico e accettò, sperando finalmente di trovare qualche parente. Nei risultati sono comparsi dodici cugini, ma nessuno di loro ha mostrato interesse per quel legame.

All'inizio del 2024, quando aveva 49 anni, Chantal è venuta a sapere di un programma televisivo che aiutava le persone a risolvere misteri familiari. La produttrice, Claire, le ha inviato un nuovo test del Dna. Poi, però, la trasmissione ha perso i finanziamenti e ha chiuso. Qualche mese dopo, Chantal ha chiesto comunque alla figlia Brooklyn di controllare i risultati dell’esame. «Mamma, hai un fratello», le ha detto. Si chiamava Glenn. Chantal lo ha cercato su Facebook, e la sua fotografia l'ha lasciata senza parole: quel volto le somigliava tantissimo. Glenn era nato ad aprile, proprio il mese in cui Chantal era arrivata in Australia da neonata: era il suo gemello.

Ma perché erano stati separati? Chi aveva deciso di dividerli? Che cosa era successo ai loro genitori biologici? Glenn viveva a Brisbane, a circa due ore e mezza di volo da Chantal. Lei ha contattao Claire, la produttrice del programma televisivo, che si è offerta di mettersi in contatto con lui. Mesi dopo, finalmente, lui l'ha chiamata. Hanno parlato per due ore e mezza: è stata Chantal a dirgli che erano gemelli.

Due mesi dopo si sono incontrati: Chantal è arrivata all'appuntamento emozionatissima. Nei due giorni trascorsi insieme a lui, continuava a fissarlo. «Riuscivo a malapena a distogliere lo sguardo da Glenn, e allungavo continuamente le mani per toccarlo e ricordarmi che era reale». Per qualche settimana dopo il ricongiungimento, hanno continuato a sentirsi e a scriversi. Poi, però, i contatti si sono fatti più sporadici: la moglie di Glenn ha spiegato a Chantal che lui aveva bisogno di tempo per elaborare tutto quello che era successo.

Ritrovare il gemello è stato importante per lei, ma non ha cancellato le sue domande sul passato e non le ha comunque permesso di allacciare il rapporto che avrebbe voluto costruire con lui. «Nessuno si è assunto la responsabilità della nostra separazione dai nostri genitori», ha spiegato. «Non so cosa mi riserverà il futuro. Ho imparato che i ricongiungimenti non sempre portano a un lieto fine. Ma ho anche scoperto quanto sono forte e tenace». L'anno scorso ha raccontato la sua storia al Department of Home Affairs australiano: parlare di fronte a un pubblico di quello che le era accaduto «è stato liberatorio. Voglio che gli altri adottati sappiano che ognuno di loro conta. Tutti meritiamo di essere ascoltati».

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