«Sei uno zingaro» e ancora «tua madre ti ha fatto proprio di corsa», «siete proprio piccoli, brutti e mostri», «mi sembri una gallina», «mi pari un maialino». Era questione di attimi: all’educatrice 62enne, sospesa dal servizio per essere accusata di maltrattamenti dentro all’asilo nido in cui lavorava da anni, bastava entrare a contatto con i bambini per trasformarsi nel loro principale incubo. Per lei dovevano stare fermi, in silenzio, non dovevano quasi muoversi, dovevano dormire quando era ora e mangiare tutto ciò che avevano nel piatto. E bastava un nulla per farla scattare come pure hanno dimostrato le intercettazioni e le immagini video raccolte dentro quel plesso all’Appio Latino. «I bambini così schifosi... schifoso sei» diceva mentre un piccolo piangeva e un altro non voleva sedersi sul seggiolone. «Sei cattiva», le disse un giorno una bambina e lei rispose: «ti sopporto, tanto cattiva non so’». Nella stanza dei lettini, in un’altra occasione, a un piccolo che non voleva stendersi disse: «Mo te sbatto al muro» e ancora «mettiti giù, stai giù e guai se ti alzi». Con le intercettazioni più di una volta si registra in quella stanza il rumore di uno schiaffo.
I COMPORTAMENTI
Il comportamento violento era ancora più evidente quando la donna si trovava con una collega che diversamente da lei usava toni e modi pacati per portare i bambini a dormire o mangiare. Si rivolgeva poi ad alcuni di loro chiamandoli «gallina» e «maialino». Non sono solo le parole a portare il gip a firmare la misura di sospensione dal servizio ma anche il tono con cui venivano proferite. Minaccioso e violento. A un piccolo che aveva sonno, intimò di restare sveglio urlando, con fare minaccioso: «Lo vuoi il pane? Resta sveglio!».
Sempre a quel bambino a cui all’ora di pranzo veniva sonno perché si svegliava molto presto al mattino, arriva anche lo schiaffo dietro alla testa. Il piccolo si siede sul seggiolone che l’educatrice aveva preparato, poi gli si avvicina e dice: «mi stai scocciando». A seguire il rumore di uno schiaffo accompagno dalle parole: «E non te lo dico più!».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
>> Home