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- Addio al pittore Giuliano Della Casa. Simbolo delle avanguardie artistiche. Quel tratto leggero e mai banale
Stroncato da un malore improvviso mentre si trovava in Puglia, dove era appena arrivato per le vacanze. Aveva 84 anni, una vita dedicata a sperimentare tra quadri, ceramiche e illustrazioni. Attesa per i funerali.

Stroncato da un malore improvviso mentre si trovava in Puglia, dove era appena arrivato per le vacanze. Aveva 84 anni, una vita dedicata a sperimentare tra quadri, ceramiche e illustrazioni. Attesa per i funerali.

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Un malore improvviso mentre riposava ha stroncato il noto pittore Giuliano Della Casa, 84 anni; era appena arrivato a Carovigno in Puglia, ospite di amici, per alcuni giorni di vacanza. Choc per la città di Modena e per il mondo dell’arte che lo ha apprezzato anche fuori dai confini. Dopo il rientro della salma, i funerali si terranno pare martedì in Duomo. "Indipendente ed eclettico, mancherà a tutti noi, ma la città saprà non dimenticarlo" ha detto l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi.
BarboliniContraddicendo il suo aspetto tornito, da emiliano non ostile alla crapula, a 84 anni Giuliano Della Casa se n’è andato con leggerezza, com’era nel suo stile di uomo felicemente estraneo a ogni forma di gravità dello spirito.Ci ha lasciati con discrezione, lontano dalla città che gli ha dato i natali e nel torpore d’una vacanza appena iniziata, quasi non volesse disturbare gli amici che non lo vedranno più passeggiare per Modena o sedersi al caffè col cappello sulle ventitré e la pochette affiorante dal taschino della giacca color panama su camicie leggere di lino, con l’immancabile farfallino o il colletto slacciato se faceva caldo. Questo stile leggero del vivere lo ritroviamo nei misteriosi alfabeti delle sue ceramiche come nei disegni e negli acquerelli: si tratti d’un cardellino o d’un bicchiere di vino, d’una pantagruelica illustrazione per Rabelais o d’una minuziosa galleria di divagazioni sull’organo sessuale che Courbet ha definito L’origine du monde, le immagini uscite dalle sue mani sono sempre prive di gravità, si librano nello spazio con la leggerezza d’un uccello mosca, senza perdere di significati ma senza mai lasciarsene appesantire. Il fatto è che Giuliano era un uomo pieno di gioia, anche se sapeva bene che dietro ogni forma di felicità – come quella che Garboli ravvisava nel nostro Delfini – urge sempre un cono d’ombra. Lo testimoniano certe bluastre visioni del Duomo di Modena negli acquerelli di ’Anima mania’, una sua mostra del ’95, che sembrano svelare l’anima gotica e spettrale della città.
Formatosi al Liceo artistico Venturi, poi all’Accademia di belle arti di Bologna e a quella di Monaco di Baviera, Della Casa aveva esordito nel clima fervido delle avanguardie anni ’60. C’era anche lui, coi giovanissimi Franco Guerzoni, Wainer Vaccari, Claudio Parmiggiani e Carlo Cremaschi, alla straordinaria kermesse di ’Parole sui muri’ ordita dal bizzarro ingegno di Mario Molinari, che tra l’8 e il 18 agosto 1967 radunò il meglio dell’avanguardia internazionale in quel di Fiumalbo, con un’imprevedibile ricaduta mediatica anche all’estero. Da quel periodo vissuto all’arrembaggio Della Casa seppe ricavare, parola del grande critico Luciano Anceschi, "tutte le scoperte, i segreti, le possibilità delle avanguardie", senza però rinunciare alla voglia di esplorare, in una lenta e autonoma maturazione interna. Che lo ha condotto, nel tempo, ad affinare tecniche diverse, dalla creazione di libri d’artista, con amici poeti come Adriano Spatola e Paul Vangelisti, all’attività di illustratore per i Millenni Einaudi, svariando da Rabelais all’Artusi. E poi la scoperta della ’poesia in terracotta’ delle ceramiche, anche nella sua mostra più recente ’Domicilio dell’alfabeto’ ospitata l’anno scorso alla galleria Mazzoli; per tacere degli acquerelli disseminati con finta casualità sulle pareti del suo studio d’artista, dove colibrì in volo ti accoglievano come note musicali sul pentagramma d’uno spartito imprevedibile.
Diciamola tutta: dietro lo sguardo ironico, e quel sorriso privo di malizia di chi sa prendere in giro il mondo intero partendo in primo luogo da sé stesso, per la ricchezza e poliedricità delle forme artistiche in cui si è cimentato Giuliano è stato un autentico ’Renaissance man’, un uomo del Rinascimento piovuto per caso o per destino nella gucciniana ’piccola città bastardo posto’, dove peraltro si è trovato benissimo. Eppure, in una torrida sera d’estate, se n’è andato senza dire ai né bai, forse fischiettando nel sonno i celebri versi del Cavaliere della rosa: "Con lieve cuore e lievi mani / la vita prendere, la vita lasciare…".
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