Addio al leggendario cavallo Varenne, morto a 31 anni il miglior trottatore di sempre: ora potrà correre finalmente libero

2026/08/18

Categories: lifestyle

Morto a 31 anni per un infarto il cavallo Varenne, il trottatore più vincente della storia dell'ippica ma anche simbolo dello sfruttamento del mondo delle corse

18 Agosto 2026

@varenne_official/Instagram

Indice

Nella notte tra il 17 e il 18 agosto, all’interno dell’allevamento LJ di Eboli, in provincia di Salerno, un infarto fulminante ha stroncato all’età di 31 anni Varenne, noto in tutto il mondo con il soprannome di Il Capitano. Nato il 19 maggio 1995 nell’allevamento di Zenzalino a Copparo, in provincia di Ferrara, dal cavallo Waikiki Beach e dalla fattrice Ialmaz, l’animale è stato acquistato dall’imprenditore Enzo Giordano e guidato in pista dal driver Giampaolo Minnucci, sotto la direzione tecnica del preparatore finlandese Jori Turja. Il trottatore lascia un’eredità fatta di record sportivi ma anche di profonde interrogazioni etiche sull’impiego degli animali nello spettacolo agonistico.

@varenne_official/Instagram

Un palmarès da milioni di euro e la carriera da stallone

Il percorso sportivo di Varenne ha registrato 62 vittorie su 73 corse disputate, accumulate fino al ritiro avvenuto nel settembre 2002 a Montreal. Il suo palmarès vanta trionfi epocali nel Derby italiano del trotto (1998), nel Gran Premio Lotteria di Agnano (2000, 2001, 2002), nel Prix d’Amérique e nell’Elitloppet (2001 e 2002), fino alla Breeders Crown statunitense, siglando un doppio Grande Slam. Con oltre 6 milioni di euro incassati in premi, è stato incoronato Cavallo dell’anno in Italia, Francia e Stati Uniti. Dopo l’addio al circuito gare, la proprietà lo ha impiegato come stallone, generando oltre 2.000 figli, cinque dei quali hanno poi vinto il Derby italiano.

Oltre la gloria: la prigione dorata e l’etica nell’ippica

Dietro i trionfi e i clamori dei giornali, la vicenda di Varenne rappresenta tuttavia anche il simbolo di una condizione complessa. I premi milionari incassati durante la carriera non sono andati a beneficio dell’animale, ma dei suoi proprietari, relegando il campione a una vita trascorsa tra box, addestramenti forzati e riproduzione programmata. La sua esistenza è stata quella di una vera e propria prigione dorata, vissuta distante dai ritmi naturali della specie e dalla socializzazione con i propri simili.

Varenne

@varenne_official/Instagram

Il destino dei cavalli invisibili lontani dai riflettori

Se la morte di Varenne guadagna le prime pagine dei quotidiani grazie ai titoli conquistati in pista, la sua scomparsa riaccende i riflettori sul destino di tutti i cavalli invisibili. Migliaia di esemplari privi di attitudine vincente vengono impiegati ogni anno nei circuiti minori del trotto e del galoppo, affrontando ritmi intensi per poi essere scartati non appena cessano di essere redditizi. La fine del trottatore più celebre della storia impone quindi una riflessione radicale sul senso dello sport con animali, chiedendosi se gli applausi degli ippodromi possano davvero giustificare lo sfruttamento commerciale della vita equina.

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