E se non fossimo pigre, ma neurodivergenti?

2026/08/01

Categories: lifestyle

Sembra tutto normale. Ragazze diligenti, donne affidabili, professioniste efficienti. Eppure, dietro questa apparente adattabilità, molte donne neurodivergenti sostengono ogni giorno uno sforzo invisibile per interpretare codici sociali impliciti, regolare il comportamento e mascherare fatiche cognitive ed emotive, adattandosi a modelli che non le rappresentano. Bambine e donne “troppo vivaci”, dislessiche o plusdotate, neurodivergenti perché il loro cervello elabora il mondo, le emozioni, il linguaggio, le relazioni, in modo diverso. Incomprese dallo sguardo della maggioranza perché dissonanti dal pensiero e costume sociale dominante.

Autismo: quanto ne sappiamo davvero? Il video che ci mette alla prova

Leggi anche

Un fenomeno tutt’altro che marginale. Si stima che condizioni come autismo, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) e disturbi dell’apprendimento interessino tra il 15 e il 20 per cento della popolazione mondiale. Secondo il World Economic Forum,l’autismo riguarda circa 61,8 milioni di persone (1 su 127); l’Adhd il 3 per cento degli adulti e il 6 per cento dei bambini, mentre la dislessia colpisce tra il 10 e il 15 per cento della popolazione. Nei modelli diagnostici, spesso costruiti su profili maschili, le donne ricevono una diagnosi tardiva o vengono trascurate del tutto, con conseguenze concrete su opportunità, reddito e percorsi professionali.

Leggi anche

La storia di Antonella, a cui è stato riconosciuto l’Adhd a 50 anni mentre cercava supporto per il figlio adolescente appena diagnosticato con la stessa condizione, mostra quanto una diagnosi possa trasformare la prospettiva: «Informandomi e cercando supporto per lui ho iniziato a riconoscermi in ciò che leggevo». Da qui la scelta di avviare una valutazione, fino alla diagnosi: Adhd anche per lei. «È stato liberatorio: per la prima volta avevo una bussola per capirmi». Comportamenti a lungo interpretati come pigrizia o svogliatezza hanno assunto un significato diverso. «Ho sempre raggiunto i miei obiettivi, ma con grande fatica, in una continua rincorsa per tenere tutto sotto controllo, pensando dipendesse dal mio carattere. L’unica costanza dell’Adhd è l’incostanza, spesso scambiata per mancanza di volontà». Con la maternità, la gestione quotidiana è diventata ancora più complessa,aumentando stress e ansia.La diagnosi e la psicoeducazione hanno segnato una svolta: «Prima era come muovermi in un labirinto senza mappa. Ora riesco a orientarmi».

Cortisolo alto: ascolta il tuo corpo e riconosci lo stress

Leggi anche

Neurodivergenza femminile: sfide sociali e lavorative

Oggi Antonella riconosce, accanto alle difficoltà della neurodivergenza, anche le sue risorse: «Ho un’energia fatta di curiosità. Capisco meglio mio figlio e riesco a prendermi cura di me stessa». La neurodivergenza può comportare sfide sociali e lavorative, ma se riconosciuta e sostenuta può anche diventare una risorsa, favorendo creatività e pensiero innovativo. «L’Adhd al femminile si manifesta soprattutto con disattenzione e disorganizzazione, talvolta con iperattività e disregolazione emotiva. Tuttavia, chi riesce a gestire i sintomi può sviluppare capacità non comuni, come empatia, generosità, altruismo e creatività nel trovare soluzioni» spiega Patrizia Stacconi, presidente dell’Aifa– Associazione italiana famiglie Adhd, che offre supporto e formazione.

Leggi anche

«Le ragazze, però, vengono diagnosticate più tardi o meno frequentemente, perché i sintomi suscitano minore preoccupazione. A questo si aggiunge il masking, cioè il tentativo di nascondere i sintomi per conformarsi alle aspettative sociali. Questo adattamento continuo può generare un senso di inadeguatezza e uno sforzo costante nel mantenere un’immagine non autentica, con effetti sul benessere mentale e fisico». Un fenomeno sostenuto anche da Stefano Vicari, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile alla facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e primario presso l’Unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile dell’Irccs Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, che nel suo ultimo libro Diversamente intelligenti. Vivere la neurodivergenza in un mondo omologato (Feltrinelli) racconta come funzionano cervelli che non seguono le vie convenzionali e come valorizzarne le risorse. «Il camuffamento è più frequente nelle donne che tendono a imitare le coetanee, pur vivendo emozioni e pensieri in modo diverso. Costruiscono una normalità apparente che le prosciuga: si sentono costantemente inadeguate e vivono ogni richiesta come una prova cognitiva o sociale da superare».

Leggi anche

Il momento di svolta

Storie, raccontate anche da Vicari nel suo libro, di adolescenti che si sentono “pigre” o “diverse”, o di diagnosi tardive di dislessia e plusdotazione, che mostrano quanto spesso il disagio venga interpretato come fallimento personale anziché come differenza neurocognitiva. Come Sofia, disorganizzata, con esplosioni emotive e difficoltà relazionali, che ammette: «Dicono che sono pigra e svogliata,ma mi sento solo stanca perché mi sforzo di sembrare normale senza riuscirci». E quella della coetanea Eleonora, con plusdotazione cognitiva, ipersensibilità emotiva e difficoltà relazionali, che si sente “diversa e incompresa”. O Elena, che ha scoperto solo a 30 anni di essere dislessica, trovando una spiegazione per le due bocciature al liceo e per le difficoltà e le umiliazioni vissute durante il suo percorso scolastico. «Funzionamenti neurodivergenti non intercettati possono evolvere nel tempo in disturbi psicopatologici e quando questo mascheramento prosegue in età adulta e nel lavoro, i costi sono cumulativi: esaurimento, ansia e burnout. Non è raro incontrare adolescenti o adulti mai riconosciuti come neurodivergenti, arrivati a livelli di sofferenza molto elevati, anche al tentativo di suicidio, perché non ce la facevano a sostenere le richieste del contesto di vita» dice Vicari.«In questi casi, la diagnosi e un adeguato percorso psicoterapeutico rappresentano spesso un momento di svolta: vengono vissuti come un sollievo, perché permettono finalmente di comprendere sé stessi».

Leggi anche

Nuove prospettive

E se cambiassimo prospettiva? Scuola, lavoro e rapporti sociali sono costruiti su modelli di omologazione e standard neurotipici che possono essere difficili per chi ha un modo originale di far funzionare la mente. «Il sistema scolastico italiano resta ancora un ambiente che confonde la performance con il benessere. Che continua a premiare chi si adatta più rapidamente». Vicari sottolinea la necessità di maggiore flessibilità e formazione per famiglie, insegnanti e operatori, così da riconoscere e valorizzare le differenze. «Accogliere le sfumature di queste persone senza giudizio, evitando di stigmatizzarle e favorendo invece contesti inclusivi».

Leggi anche

Ricordando anche che molti dei contributi più preziosi alla società sono arrivati da menti che non seguivano il flusso, ma lo deviavano, come, probabilmente, Emily Dickinson e Walt Disney. Anche nel mondo del lavoro, secondo Vicari, per le donne neurodivergenti la strada è doppiamente in salita rispetto agli uomini con le stesse caratteristiche. «Le donne si colpevolizzano più facilmente, vivendo la diversità come una mancanza rispetto a standard spesso arbitrari. Questo può tradursi in senso di colpa, frustrazione e maggiore vulnerabilità all’esaurimento psicofisico. Il risultato è un “secondo lavoro” invisibile di adattamento continuo, raramente riconosciuto o compensato dai datori di lavoro, con impatti su salute mentale e carriera».

I dati del World Economic Forum mostrano che i tassi di disoccupazione per gli adulti neurodivergenti variano dal 30 al 40 per cento, rispetto al 4,2 per cento della popolazione generale. E, nel caso dell’Adhd, salari più bassi rispetto agli uomini con la stessa condizione. Eppure, la neurodivergenza non è solo fragilità. Molte competenze oggi restano invisibili perché non riconosciute e valorizzate. Dietro molte vite percepite come “fuori posto” potrebbe esserci un diverso modo di funzionare. E, forse, anche un talento non visto.

>> Home