‘A sequestrare Giulio Regeni al Cairo furono i terroristi’ - Notizie - Ansa.it

2026/07/13

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Giulio Regeni "non è stato sequestrato da appartenenti alla Nation Security perché non vi era alcun interesse da parte di Al Sisi a rovinare i rapporti con l'Italia". E' la tesi difensiva dei legali - tutti d'ufficio - dei quattro 007 del Cairo accusati di avere sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore friulano nel gennaio del 2016. 

Davanti ai giudici della prima Corte d'Assise i difensori degli imputati hanno sostanzialmente confutato l'impianto accusatorio della Procura di Roma che nell'udienza del 23 giugno scorso ha sollecitato con il procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, un ergastolo e tre condanne a 17 anni e mezzo di reclusione per Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi e Tareq Sabyr. Per le difese il sequestro è stata "opera di gruppi terroristici che operavano in Egitto in quegli anni per ostacolare la politica energetica dell'Italia e lo dimostra anche il fatto che il ministro degli Interni e autorità egiziane hanno sempre negato responsabilità dei loro apparati", Nel corso degli interventi i legali hanno espresso "vicinanza al dolore della famiglia Regeni che merita assoluto rispetto".

Per i difensori il ricercatore friulano "è stato considerato dai rivenditori ambulanti appartenenti ai Fratelli Musulmani una spia degli apparati egiziani" e il Cairo "ha pienamente collaborato con l'Italia, nei limiti della loro legislazione e delle convenzioni vigenti". In base a quanto sostenuto in aula dai legali "non vi è prova che i fatti del 24 marzo del 2016 (in riferimento è alla presunta banda di rapinatori accusata dalle autorità egiziani di avere ucciso Regeni, ndr) rappresentino effettivamente depistaggio come suggestivamente sostenuto dall'accusa e fatto proprio dalla stampa". Per l'accusa, invece, non ci sono dubbi sul fatto che il Cairo abbia messo in atto operazioni di depistaggio per sviare le indagini italiane e arriverà agli autori. Nella requisitoria Colaiocco ha affermato che "il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini. Non ha chiamato a rispondere i propri ufficiali delle nefandezze compiute. Ha scelto, consapevolmente, di coprirli". Nelle sue conclusioni il rappresentate dell'accusa ha affermato che gli imputati sono "pubblici ufficiali di altissimo grado — un Generale, due Colonnelli e un Maggiore — dunque soggetti pienamente consapevoli dei propri doveri istituzionali, primo fra tutti quello di garantire la legalità e non di piegarla a fini illeciti". La sentenza è attesa dopo l'estate.

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