A Castro la memoria non crolla: “Così torniamo nel nostro paese”

2026/08/29

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C’è un luogo che, anche quando non esiste più, continua ad abitare il cuore di chi lo ha amato. Si...

Anna Romozzi

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C’è un luogo che, anche quando non esiste più, continua ad abitare il cuore di chi lo ha amato. Si chiama Castro. È una piccola frazione di Montegallo, aggrappata ai piedi del Vettore, dove la montagna sembra custodire le case, le voci, le estati e i ricordi di chi, in quelle strade, ha imparato a vivere. Dieci anni fa il terremoto ha spezzato tutto. Ha abbattuto muri, svuotato case, cancellato piazze e trasformato luoghi familiari in spazi difficili da riconoscere. Ma non è riuscito a cancellare l’amore di chi quel paese lo porta ancora dentro. Ogni estate, quando arriva Ferragosto, gli abitanti di Castro tornano. A tenere accesa questa memoria c’è anche Anna Romozzi, che ogni anno richiama gli ’Amici di Castro’. Le sue parole sono un filo sottile che unisce il passato al futuro: "Pensavamo che dieci anni sarebbero bastati per rivedere il nostro amato paese". Dieci anni sembravano tanti. Oggi sembrano soltanto l’inizio di un’attesa ancora più lunga. La ricostruzione procede, ma lentamente. Ci sono cantieri aperti e poi rimasti immobili per mesi, case ancora da demolire, servizi e sottoservizi che mancano. "A volte scendo in paese e faccio fatica a ricordare cosa c’era in quel punto", racconta Romozzi. Dove un tempo c’erano le panchine, quelle panchine che potrebbero raccontare mille storie, oggi crescono alberi e arbusti. Crescono più in fretta delle case. È forse questa l’immagine più dolorosa di un paese sospeso: la natura che torna a vivere mentre le persone aspettano di poterlo fare di nuovo. Eppure Castro non è morto. Vive nei ricordi di chi ogni estate ritorna. Vive nella Messa e nella Processione dedicata alla Madonna dell’Addolorata, come quando il paese era in festa e le strade si riempivano di voci. Vive nel parco della Madonnella, all’ingresso della frazione, che per un giorno torna a popolarsi. Lì si ritrovano i volti conosciuti e quelli nuovi. Si ricordano gli assenti. Si salutano i bambini nati negli anni dell’attesa. Si contano gli anni trascorsi e quelli che ancora mancano. Perché tornare a Castro, oggi, non significa soltanto ritrovare un luogo. Significa ritrovare una parte di sé. Castro è diventata una promessa. La promessa che un giorno quelle case torneranno ad avere finestre illuminate, porte aperte, bambini che corrono e voci che si chiamano da una strada all’altra. Sarà un paese diverso. Lo sanno tutti. "Saremo tutti diversi", scrive Romozzi. "Ma nonostante i danni, nonostante non ci sia più nulla, il nostro amore è immutato".

Maria Grazia Lappa

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