A Bari allarme sicurezza, quasi mille occhi elettronici ma non bastano per i residenti: «Servono maggiori controlli»

2026/09/18

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Sono quasi mille ad oggi le telecamere di videosorveglianza attive sul territorio della città di Bari. Quando Antonio Decaro divenne sindaco per la prima volta ce n’erano 78, e non solo erano meno di un decimo di quelle di oggi ma erano anche vecchie telecamere incapaci di restituire immagini nitide, installate solo per controllare il traffico. In quindici anni è stato fatto un balzo in avanti importante, grazie ad un impegno portato avanti sia dall’ex sindaco nei suoi dieci anni di mandato, che dall’attuale Vito Leccese, con il quale si è passati in pochi mesi dalle circa 700 videocamere presenti in città alle attuali 974.

Ad oggi ne risultano installate, tra le altre zone, al mercato di Santa Chiara a Japigia ma anche al Parco della Rinascita sui suoli ex Fibronit. Ed ancora in via Gentile, via Camillo Rosalba e viale della Repubblica. Nonché in piazza Redentore nel quartiere Libertà, al parco di via Amendola, in via Ricchioni al San Paolo, nel nuovo impianto sportivo “Leo dell’acqua” a Carbonara, ed ancora a Catino davanti la nuova piazza della chiesa e nel giardino Peppino Impastato nonché su San Girolamo. Un sistema, quello di videosorveglianza cittadino, che punta a rendere la città più sicura, garantendo che ci siano occhi elettronici in tutte quelle zone ritenute più a rischio. E che viene gestito attraverso la control room della polizia locale completamente rinnovata e inaugurata alla fine di maggio di quest’anno.

Una sala progettata per il coordinamento interforze che dispone di sistema di videoconferenza, Lim da 86 pollici e strumenti per la condivisione in tempo reale di scenari operativi e flussi video. Presente anche un videowall composto da 16 monitor ad alta definizione integrati con il sistema cittadino di videosorveglianza oltre a una nuova piattaforma digitale che centralizza la gestione operativa e consente l’interrogazione immediata di banche dati strategiche. Ma nonostante il grande passo avanti fatto negli anni, sembra che quanto attualmente disponibile non sia sufficiente, soprattutto in corrispondenza di episodi di violenza o di vandalismo, o legati alla criminalità organizzata. In diverse occasioni, nonostante le forze dell’ordine abbiano sottolineato il ruolo centrale svolto dalle immagini di videosorveglianza presenti sul territorio, i cittadini lamentano la necessità che ci sia una maggiore attenzione.

E che, soprattutto, si riesca a prevenire determinati episodi prestando maggiore attenzione a quelli che possono essere dei segnali precedenti che potrebbero dare l’idea di quello che potrebbe succedere. Da considerare, comunque, che non è possibile visionare tutte le telecamere h24 ogni giorno, e che la semplice presenza di questi strumenti dovrebbe fungere da deterrente portando chi si macchia di determinati comportamenti ad evitare di farli nel caso possa temere di essere ripreso dalle telecamere. Se questa funzione di deterrente sicuramente esisteva fino a qualche anno fa, oggi sembra in parte essere svanita, basti pensare alle tante fototrappole che ogni giorno immortalano incivili che abbandonano i rifiuti in strada pur consapevole che ci siano le telecamere. Il dubbio che, spesso, trapela tra i cittadini è se gli impianti siano funzionanti. Nel momento in cui si alimentano tali insicurezze, si perde in parte quella funzione che questi strumenti devono avere, perché se chi ha intenzione di comportarsi in un determinato modo pensa che le telecamere non funzionino è portato più facilmente a comportarsi in maniera violenta ed illegale.

Da ricordare, comunque, che la sicurezza può passare da strumenti di controllo del territorio, ma non possono essere gli unici, come sottolineato dalla neo prefetta Riflesso quando si è presentata alla città: «La sicurezza non può essere più intesa assolutamente come la più presenza di forze dell’ordine o solo controllo stringente del territorio. La sicurezza la facciamo tutti insieme e passa attraverso l'educazione, attraverso il parlare con i ragazzi e cercare di agire, di intervenire».

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