«A 29 anni la diagnosi di cancro al seno. Ho continuato a lavorare durante la chemio perché mi servivano soldi. Poi la sorpresa in busta paga»

2026/09/16

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Ha affrontato sedici cicli di chemioterapia continuando ad andare in classe ogni mattina, poi una doppia mastectomia e mesi di radioterapia. Ma ad aspettarla, al ritorno al lavoro, non c'era la busta paga che si aspettava: gran parte dello stipendio le è stata trattenuta, lasciandole meno del 20% del compenso abituale. È la storia di Stephanie Villaronga, maestra di sostegno in una scuola elementare di New York, raccontata a Newsweek.

La diagnosi a 29 anni

Nell'aprile 2025 a Villaronga viene diagnosticato un carcinoma duttale infiltrante al seno. Da un giorno all'altro la sua vita, fatta di lavoro e famiglia, si trasforma in una sequenza di appuntamenti medici e terapie: «È stato come se la mia intera esistenza si fosse fermata in una sola conversazione. A 29 anni, il cancro non era qualcosa che avrei mai immaginato di dover affrontare», racconta la donna, oggi 30enne.

Pur di non perdere lo stipendio, l'insegnante organizza le sedute di chemioterapia attorno agli orari di scuola, uscendo prima quando necessario: «Non potevo permettermi il lusso di non lavorare», spiega. Un dettaglio del sistema scolastico newyorkese pesa sulla sua scelta: gli stipendi degli insegnanti, calcolati sui dieci mesi di attività didattica, vengono distribuiti su dodici mensilità, comprese quelle estive. Non si tratta di soldi aggiuntivi, ma di importi già maturati e semplicemente dilazionati: un'assenza prolungata può quindi ridurre quanto viene erogato durante l'estate. Nonostante la spossatezza, la nausea e i problemi di neuropatia, Villaronga continua a presentarsi in classe ogni mattina.

A dicembre 2025 la situazione cambia: l'insegnante deve sottoporsi a una doppia mastectomia e, questa volta, il suo corpo non le lascia scelta. Prende quattro mesi di congedo medico, durante i quali riceve anche la radioterapia. In quel periodo scopre un altro ostacolo, quello legato all'accesso ai sussidi: «Quello che mi ha sorpreso di più è stato quanto fosse difficile risultare idonea agli aiuti. Molti programmi guardano al reddito dell'anno precedente, ma io lavoravo ancora quando sono stata diagnosticata.

Quella dichiarazione dei redditi non riflette quello che guadagno mentre sto affrontando il cancro».

Uno stipendio dimezzato

Rientrata in servizio ad aprile 2026, ancora in piena terapia ma abbastanza in forze da tornare in classe, Villaronga riceve a maggio una comunicazione che definisce «scioccante». «La lettera spiegava che ero tenuta a restituire dei costi legati alla mia copertura assicurativa, oltre a quello che veniva classificato come un pagamento in eccesso ricevuto durante il periodo di congedo medico: metà del mio stipendio, anche se in realtà non stavo percependo la mia retribuzione normale». A luglio arriva un secondo avviso: «Mi comunicavano che sarebbe stata trattenuta altra somma, perché gli insegnanti sono tenuti a lavorare l'intero anno scolastico di dieci mesi per ricevere la paga estiva completa. Poiché ero stata in congedo medico per le cure e l'intervento, il risultato è stato, di fatto, nessuno stipendio estivo, proprio mentre ero ancora in cura».

Le conseguenze economiche si accumulano: senza alcuna paga per tutta l'estate, la donna non vedrà il proprio stipendio da insegnante fino a ottobre. Al rientro dopo la mastectomia, con le terapie ancora in corso, si ritrova con meno del 20% della retribuzione abituale, una situazione che descrive come «incredibilmente demoralizzante» dopo aver lottato così duramente per continuare a lavorare.

«In un certo senso, mi è stata concessa più tutela economica quando sono andata in congedo per avere mio figlio che quando ne ho avuto bisogno per il cancro. Sono estremamente grata che esistano tutele per le neomamme, ma questo mi ha fatto chiedere perché non esistano tutele comparabili per chi affronta una malattia potenzialmente letale».


Ultimo aggiornamento: mercoledì 16 settembre 2026, 13:08

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