6G, infrastruttura di sorveglianza pervasiva: rischi cyber, minaccia cinese e Golden power - Cyber Security 360

2026/08/12

Categories: technology

L’avvento delle reti mobili di sesta generazione (6G) segna un salto di paradigma tecnologico prioritario: l’integrazione nativa della funzione di Integrated Sensing and Communication (ISAC).

La medesima architettura radio destinata al trasporto dati viene trasformata in una rete di telerilevamento a elevata risoluzione.

Questa capacità consente di tracciare posizione, dinamiche di movimento e metriche biometriche – inclusa la frequenza respiratoria – di individui sul campo, prescindendo dall’uso di dispositivi indossabili o dal rilascio di un consenso esplicito.

Ecco l’impianto tecnico di ISAC a partire dai più recenti riscontri scientifici, nel quadro delle minacce alla sicurezza nazionale e i rischi di cyber crime legati alla supply chain delle reti di nuova generazione.

Indice degli argomenti

Il ruolo del Golden power

Particolare attenzione è rivolta alla postura strategica della Repubblica popolare cinese (Rpc) nel settore delle telecomunicazioni e alle evidenze operative documentate da NSA, CISA e FBI.

Lo strumento normativo del Golden Power italiano si propone come presidio di mitigazione del rischio geopolitico, concludendo con raccomandazioni tattiche e strategiche elaborate secondo la prospettiva di chi opera nell’ambito della sicurezza informatica, della threat intelligence e della gestione del rischio cyber.

Quando la rete diventa sensore

Le precedenti generazioni radiomobili hanno focalizzato l’evoluzione tecnologica sull’incremento di banda, capacità e riduzione della latenza.

Con il 6G – la cui standardizzazione entrerà nel vivo entro la fine di questo decennio – assistiamo a un mutamento strutturale, la convergenza nativa tra connettività e percezione dell’ambiente.

L’ISAC si attesta come uno dei sei pilastri architetturali del 6G definiti dagli enti di standardizzazione, affiancando l’integrazione di intelligenza artificiale distribuita, realtà estesa e servizi di telemedicina aptica.

Dal punto di vista della fisica dei segnali, l’infrastruttura sfrutta frequenze millimetriche (mmWave) e sub-terahertz (THz). Le stazioni radio base captano l’eco di ritorno delle onde riflesse da corpi, ostacoli e superfici, operando a tutti gli effetti come sensori radar.

La criticità risiede nella scala e nella capillarità del dispiegamento, l’installazione di milioni di antenne 6G nei centri urbani trasforma lo spazio pubblico in una matrice di sorveglianza continua.

La rete diventa in grado di identificare presenza, traiettorie, velocità e parametri vitali (come frequenza cardiaca e respiratoria) dei soggetti presenti nel raggio d’azione, prescindendo dal fatto che essi posseggano o meno un terminale mobile attivo.

Questa caratteristica – concepita originariamente per ottimizzare l’efficienza energetica e lo spettro radio – travalica la pura dimensione ingegneristica per impattare direttamente la sicurezza nazionale, la sovranità digitale dei Governi europei, la protezione dei dati e la tenuta complessiva del tessuto economico nazionale.

Fondamenti tecnici dell’ISAC e superficie di rischio

L’analisi dei vettori di attacco legati all’ISAC evidenzia una criticità sistemica già tracciata dagli organismi internazionali di normazione.

L’ETSI (European Telecommunications Standards Institute), tramite il proprio Industry Specification Group specializzato, ha censito 19 vulnerabilità specifiche connesse al sensing 6G,15 focalizzate su sicurezza informatica e privacy e 4 sulla sostenibilità ambientale.

L’analisi evidenzia come nodi critici l’uso abusivo o non autorizzato della capacità di sensing, la riservatezza e la gestione end-to-end del dato rilevato, l’intercettazione dell’eco radar e i rischi derivanti dall’elaborazione dei flussi grezzi tramite modelli di intelligenza artificiale.

Sul piano della ricerca accademica, i contributi di istituti quali New York University, Politecnico di Torino, Università di Padova e KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma confermano un ampliamento senza precedenti della superficie di attacco.

I rischi dominanti si dividono in due direttrici:

Sintesi del rapporto ETSI GR ISC 004 sulla sicurezza e privacy dell’ISAC in ambito 6G

«Il sensing non autorizzato, la riservatezza dei dati e la profilazione comportamentale basata su intelligenza artificiale rappresentano le criticità più rilevanti individuate dagli organismi di standardizzazione per il 6G ISAC», afferma il rapporto tecnico ETSI GR ISC 004 sulla sicurezza e privacy dell’ISAC in ambito 6G.

Un’analisi sociotecnica del KTH di Stoccolma pubblicata nel 2026 (“Unconsented Sensing: A Sociotechnical Governance Framework for 6G ISAC”) sottolinea come gli attuali approcci alla sicurezza siano troppo sbilanciati su soluzioni rigide al livello fisico della rete (per es.empio, anonimizzazione o protezione del segnale).

Tali meccanismi ignorano l’impatto e la complessità dei modelli di Machine Learning necessari per decodificare i dati grezzi, creando un potenziale e diretto conflitto con i principi di minimizzazione e base giuridica stabiliti dal GDPR.

Sotto il profilo delle contromisure ingegneristiche, la ricerca sta valutando l’impiego di artificial noise injection (iniezione di rumore artificiale), jamming cooperativo e interferenza costruttiva a livello di physical layer per ostacolare le intercettazioni clandestine.

Ciononostante, i tradizionali schemi di gestione delle chiavi crittografiche mostrano forti limiti applicativi nei contesti ISAC, sia per la natura duale del segnale, sia per i rigidi requisiti di latenza dell’architettura.

La dimensione geopolitica: la minaccia cinese alla filiera 6G

La valutazione della sicurezza nelle architetture radiomobili non può prescindere dal contesto geopolitico e dalle dinamiche della catena di fornitura.

Gruppi industriali sostenuti dallo Stato cinese, in primis Huawei e ZTE, hanno acquisito una rilevante quota di mercato nelle infrastrutture 4G e 5G, facendo leva anche su politiche di prezzo competitive.

Tali attori puntano a consolidare la medesima posizione dominante ell’ambito dei futuri standard 6G.

Il fattore di rischio primario per l’intelligence occidentale non risiede unicamente nella qualità tecnica dei dispositivi, ma nel quadro normativo vincolante della Repubblica Popolare Cinese.

L’Articolo 7 della Legge sull’Intelligence Nazionale del 2017 impone a qualsiasi cittadino o organizzazione cinese l’obbligo di collaborare e prestare supporto alle attività informative dello Stato.

All’interno di una rete dotata di funzioni di sensing capillare, tale impianto normativo trasforma la filiera tecnologica in un potenziale strumento di raccolta informativa su vasta scala.

Questa raccolta può avvenire senza la necessità di un’intrusione tecnica manifesta, sfruttando la sola disponibilità operativa dei dati trattati dall’infrastruttura.

Volt Typhoon e Salt Typhoon

Le evidenze raccolte dagli organismi di sicurezza confermano un’intensificazione delle operazioni informatiche ostili rivolte alle TLC globali. Il Report Annual Threat Assessment 2026 dell’ODNI, Office of the Director of National Intelligence degli Stati Uniti) segnala la presenza persistente nei sistemi critici occidentali di attori legati a Pechino.

Gruppi come Volt Typhoon e Salt Typhoon hanno evidenziato un salto qualitativo nelle tattiche: superando il classico spionaggio informatico, puntano al posizionamento silente a lungo termine e al movimento laterale verso le reti di tecnologia operativa (OT) delle infrastrutture vitali.

L’intrusione condotta da Salt Typhoon sui router di spina dorsale (backbone) delle TLC statunitensi ne illustra la portata.

Sfruttando vulnerabilità architetturali, l’attore si è garantito accessi persistenti a reti governative, di trasporto e del comparto difesa.

Nel 2025, un avviso congiunto firmato da CISA, NSA e FBI (aggiornato alle evidenze di luglio dello stesso anno) ha imputato l’operazione a diversi cluster strutturati – tra cui Salt Typhoon, Operator Panda, RedMike, UNC5807 e GhostEmperor – coordinati in una campagna sistematica voluta per mantenere accessi occulti sulleì infrastrutture strategiche mondiali.

Difesa delle reti: il ruolo della NSA e dei servizi di intelligence

A fronte di questa escalation, agenzie quali NSA, CISA e FBI hanno assunto una posizione di coordinamento operativo diretto, emanando direttive tecniche congiunte destinate agli operatori di telecomunicazioni e ai responsabili della difesa cibernetica.

Documenti quali la guida “Enhanced Visibility and Hardening Guidance for Communications Infrastructure” indicano le misure per incrementare la visibilità sugli apparati e irrobustire la superficie esposta dell’infrastruttura.

Le contromisure richieste dalle agenzie di intelligence ruotano attorno ai pilastri fondamentali dell’igiene informatica:

Dal punto di vista pratico di un CISO, queste direttive confermano che il contrasto alle minacce di matrice statale (APT) non richiede necessariamente architetture esotiche, ma una rigorosa, sistematica e inflessibile esecuzione dei controlli di sicurezza base.

Con l’integrazione del sensing nativo nel 6G, l’attività dei servizi di sicurezza – sia in ottica preventiva sia di contrasto – dovrà espandersi.

Oggetto di tutela non sarà più soltanto la riservatezza del traffico dati in transito, ma anche la titolarità, l’integrità e la gestione dell’enorme volume di dati ambientali prodotti dalla rete, su cui oggi manca ancora un quadro normativo e regolatorio chiaro.

Golden Power: lo strumento italiano di tutela della sicurezza nazionale

Sul fronte interno, lo strumento cardine per la tutela delle risorse strategiche è il meccanismo del Golden Power, introdotto dal decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21.

La norma attribuisce al governo poteri speciali di veto o prescrizione sulle operazioni societarie nei settori della difesa, della sicurezza nazionale, dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

I successivi interventi normativi (DL 148/2017 e DL 105/2019 sul Perimetro di Sicurezza Nazionale Cyber) hanno progressivamente esteso la portata del Golden Power alle reti 5G, ai semiconduttori, al cloud, all’intelligenza artificiale, alla robotica e alle tecnologie dual-use.

Nell’ambito delle reti radiomobili di quinta generazione, a partire dal 2019 il governo italiano ha esercitato i poteri speciali nei confronti dei principali operatori nazionali (Vodafone, TIM, Wind Tre, Fastweb, Linkem).

L’approccio italiano non ha imposto un bando totale dei fornitori cinesi – a
differenza degli Usa, il cui divieto assoluto ha comportato costi di rip-and-replace stimati in circa 5,6 miliardi di dollari non interamente coperti da fondi pubblici -, ma ha vincolato i contratti di fornitura con Huawei e ZTE a severe prescrizioni di sicurezza, audit e monitoraggio.

Un report redatto da EY nel 2019 stimava che la sostituzione integrale degli apparati cinesi dalle reti italiane avrebbe comportato un impatto economico compresotra i 4 e i 5 miliardi di euro, gravando sugli operatori e ritardando la copertura di rete.

In parallelo, lo strumento è stato impiegato per bloccare acquisizioni societarie da parte di entità cinesi e russe nei settori dei droni militari, dei semiconduttori e della robotica industriale.

Elementi di attenzione nel dibattito istituzionale

Diversi analisti evidenziano come una definizione troppo estesa o ambigua del concetto di “sicurezza nazionale” rischi di snaturare lo strumento, trasformandolo in una misura protezionistica di politica industriale.

Ciò si tradurrebbe in extra-costi e ritardi tecnologici per il sistema Paese.

La prassi suggerisce invece un uso dello strumento improntato alla selettività e al rigore tecnico – un intervento di precisione proporzionato al rischio -, in linea con le direttive del Regolamento (UE) 2019/452 sullo screening degli investimenti esteri diretti.

L’introduzione del 6G e dell’ISAC richiederà l’adeguamento del Golden Power, estendendone formalmente l’ambito di applicazione per qualificare le capacità di sensing distribuito e la gestione dei relativi dati come asset di rilevanza strategica autonoma.

Preoccupazioni 6G per la sicurezza nazionale

Dall’incrocio tra dati tecnici e dinamiche geopolitiche emergono sei vettori di rischio prioritari per i governi:

Timori in materia di cyber crime

Accanto alle minacce statali, si colloca il rischio derivante dal crimine informatico organizzato:

Raccomandazioni operative per le imprese

L’impostazione corretta per la gestione del rischio ISAC non consente un atteggiamento di attesa.

La governance della sicurezza deve adeguarsi fin d’ora, integrando tali scenari nelle matrici di rischio tecnologico e di terze parti.

Governance e gestione del rischio di filiera

Misure tecniche

Conformità e cultura organizzativa

Raccomandazioni operative per i governi e i decisori pubblici

Aggiornamento del quadro normativo:

Investimenti e sovranità tecnologica

Cooperazione tra intelligence, regolatori e settore privato

Il passaggio al 6G rappresenta una discontinuità architetturale che travalica l’ambito puramente prestazionale.

Trasformare l’infrastruttura di trasmissione in una rete di rilevamento ambientale pervasiva, capace di monitorare presenza e parametri biometrici delle persone senza azione consapevole da parte di queste ultime, solleva criticità di sicurezza primaria.

Il contesto geopolitico, caratterizzato dalla rilevanza dei fornitori cinesi e da comprovate attività di penetrazione informatica di matrice statale, costituisce un fattore di rischio centrale dell’intero ecosistema.

Strumenti come il Golden Power italiano rappresentano presidi indispensabili, ma non sufficienti se isolati.

Essi richiedono il supporto di una strategia di sovranità tecnologica a livello europeo, di norme certe in materia di privacy e di una reale cooperazione tra l’intelligence di Stato e gli operatori privati.

In questo scenario, la figura del CISO è chiamata a superare la dimensione meramente operativa per assumere un ruolo di sintesi strategica, capace di coniugare la gestione del rischio cyber, la valutazione dell’impatto geopolitico e la conformità alle norme di tutela della sicurezza nazionale.

>> Home